domenica 8 novembre 2015

...e la pensione?

Sarà per la faccia tonda e simpatica, sarà per la cadenza di queste parti, sarà per il placido portamento emiliano-romagnolo che ispira fiducia; sarà che quando leggo su ‘La Stampa’ ( 1 ) Poletti... , pardon, il Ministro Poletti che dice che a 55 anni si può ancora lavorare e non andare in pensione, mi dico che ha proprio ragione.

Andare in pensione a 55 anni è troppo presto. Intendiamoci. Non è che non capisca chi dice, a ragione, che la vita non può essere fatta di solo lavoro. E che dopo i 50-55 anni l’attenzione, la concentrazione, la forza calano. E che quindi si dovrebbe lavorare meno o non lavorare affatto. 

Il problema però è un altro. Molti sono costretti a lavorare molto per dare una mano ai figli che lavorano poco e guadagnano ancor meno. Se i più giovani avessero più opportunità di lavoro e guadagnassero di più, i più vecchi potrebbero lavorare meno. Ma se gli anziani non lasciano il posto, i giovani come fanno?, dice chi vorrebbe anticipare il pensionamento. Vero? 

Sempre in tanti, tutti noi diciamo che il turismo è il petrolio della nostra bella Italia. Sarebbe!... Perché a dire il vero non siamo bravissimi ad estrarlo. Anche per carenza di personale. Perché tenere aperta, restaurare, manutenere la moltitudine di siti culturali presenti in Italia, oggi in buona parte chiusi, è praticamente impossibile. Ma se i tanti insegnanti, qualche anno prima del termine della carriera, invece di dover affrontare alunni indisciplinati e genitori iper-protettivi, potessero chiedere una sorta di distacco e lavorare, casomai part-time, che so, in una pinacoteca, una delle tante sotto organico, quella di Bologna ad esempio, o di Imola, e contribuire così, in maniera diversa, al PIL nazionale? Ne beneficerebbero il giovane Prof che avrebbe finalmente la sua classe ribelle ed io, cinquantenne ignorantone, che potrei visitare quei luoghi guidato dal più esperto, per non dire anziano, Prof in distacco. 

E quante altre mansioni, quanti altri lavori si potrebbero creare? L’Italia è talmente ricca di passato che anche un piccolo paese come Castel Guelfo è così denso di storia da fare invidia a tantissimi e famosissimi posti nel mondo. Creare percorsi, riaprire musei, rendere visitabile tutto il nostro Paese è proprio così impossibile? 

Semplicistico? Sarà. Ma quanti a qualche anno dalla pensione se avessero l’opportunità di continuare a lavorare, meno e a ritmi diversi, con uno stipendio ridotto, se figli e nipoti non avessero così bisogno di una mano, accetterebbero questa sorta di scivolo attivo? Del resto il Ministro una opportunità così per i lavoratori privati l’ha già messa in piedi ( 2 ). 

Qualcuno dirà che ad una certa età, quale?, si ha il diritto di ritirarsi e godersi un po’ la vita. Verissimo. Però in una logica di solidarietà tra generazioni e compatibilità dei conti pubblici, lavorare qualche anno in più, a patto che i ritmi siano ridotti, e non per forza con le stesse mansioni, è anche un modo per rimanere attivi e autonomi. E’ anche un bel modo per darci una mano. - Mauro Scheda

martedì 3 novembre 2015

Quanto contante?

Meno di mille o più di tremila? E’ un dato di fatto che in Italia si usi una gran quantità di contante. Basta girare un po’ all’estero per accorgersene. Agli italiani del resto piace aver denaro in tasca. Gli assegni si manipolano, dei bancomat ci possono rubare il pin, la carta di credito viene clonata, i bonifici costano. Il contante è sicuro, visibile, reale. Sai sempre quanto ne hai. Hai sempre la misura di quanto ne spendi. Certo agevola il nero. Le transazioni possono non lasciare traccia.

Ma tutto questo è vero? Ognuno di noi ha la sua personalissima opinione sull’uso del contante, sulla necessità della sua limitazione, sul fatto che le transazioni in contante siano un mezzo per nasconderle.

Eppure lo scontrino lo possiamo ottenere anche pagando in contanti. Così come la fattura. La tassa più evasa od elusa in Italia è l’IVA, imposta che nulla ha a che fare con l’uso del contante. Sentiamo spesso parlare di truffe con sovra o sotto o false fatturazioni per evadere il fisco. E poi ancora i giornali ci dicono che in Italia transitano, in particolare entrano nelle banche molte più banconote da 500 Euro di quante ne escano. Di come queste banconote siano le preferite dai trafficanti di droga e dalla mafia. Ma tutto questo non c’entra nulla con il tetto di cui si sta discutendo.

Mille o tremila? In realtà è mia personalissima opinione che nulla cambi sul fronte evasione. Per chi vuole evadere cambia poco se il tetto è fissato sotto i mille o sopra i tremila. Dall'altra è vero che c'è troppa moneta corrente. Ma il modo più semplice per ridurla è incentivare l'uso di quella elettronica. Che oggi costa ancora troppo. L'utilizzo di sistemi informatizzati che consentissero all'esercente oltre all'incasso una più semplice gestione fiscale agevolerebbe una più facile transizione. In questo le banche sono chiamate a svolgere un ruolo fondamentale perchè è logico che con l'aumento dell'uso del denaro elettronico aumenta il ricorso agli strumenti bancari. Certo è singolare che molti di quelli che criticano l'aumento del tetto a tremila euro sono anche feroci critici nei confronti delle banche...
Mauro Scheda