mercoledì 7 settembre 2016

I tanti NO a cinque stelle

La crisi della giunta romana e della prima importante prova di governo a cui i grillini sono stati chiamati svela finalmente, se le già tante esperienze non propriamente esaltanti non fossero bastate, svela, dicevo, un equivoco sul quale noi italiani ci siamo baloccati da qualche tempo a questa parte.

Quello secondo il quale la politica è inutile, chiunque può gestire la cosa pubblica, la rete può tranquillamente sostituire i partiti.

L'utopia della fine della delega che ciascuno di noi dà al politico chiamato a fare scelte, sostituendola con la partecipazione di tutti alla formazione delle decisioni attraverso internet, si mostra per quello che è: una utopia, per l'appunto.

E nemmeno delle più affascinanti. Nemmeno delle più nobili. Delle più indimenticabili.

Perché per gestire le cose di tutti non dovrebbe essere necessaria la giusta preparazione, la giusta competenza, il giusto riconoscimento economico? Perché per governare un piccolo paese come il governo nazionale non dovrebbero essere necessarie grandi doti di dialogo, di confronto, di responsabilità, di competenza, eccetera, eccetera, eccetera? Le abbiamo proprio tutti queste conoscenze e queste doti?

Quando abbiamo problemi di salute andiamo dal salumiere? Quando si rompe un tubo in casa chiamiamo il ministro? Quando abbiamo voglia di un bello spettacolo comico andiamo in uno studio dentistico?

Una comunità democratica, grande o piccola che sia, dovrebbe avere sopratutto a cuore la propria classe politica: coloro che sono e saranno chiamati a prendere decisioni per tutti. Dovrebbe dedicare molto tempo e molte risorse economiche per istruire, addestrare, allenare quelli che un domani faranno scelte per noi.

E si tratta di uno dei mestieri più difficili. Chi decide è chiamato a trasformare i tanti no, normali, naturali, talvolta quasi obbligati e comprensibilissimi, in altrettanti sì. Dal no ai ragazzini che giocano a pallone nel parco; dal no all'apertura di una nuova strada; dal no al termo-valorizzatore. Al sì perché i ragazzini sono una delle più grandi ricchezze di una comunità, al sì perché una strada è sviluppo e progresso, al sì perché un termo-valorizzatore che funziona bene è infinitamente meglio dei rifiuti bruciati per la strada.

Una comunità democratica dovrebbe riconoscere, rispettare e ovviamente controllare con attenzione i suoi leader. La politica, intesa come l'arte di trovare e praticare soluzioni valide per tutti, è, da quando l'uomo si è affacciato sulla terra, una delle attività più difficili e più nobili.

L'augurio per tutti noi è che tutto questo ci faccia riflettere, ci insegni, ci induca il prima possibile a passare dal vaffa-day al giorno del sì. Questo, davvero, sarebbe un bel salto in avanti per la nostra insostituibile e bellissima comunità nazionale. Mauro Scheda